Ma i pesci che ancora abboccano… stanno in mare o sono dei bipedi a terra?

Ma i pesci che ancora abboccano… stanno in mare o sono dei bipedi a terra?

Chi segue un pò i contenuti di BFGF, può verificare che l’attuale gruppo di “resistenti” origina da un evento durato per un mese e mezzo nella sede dell’Acquario Civico milanese e che otto anni fà intitolava : “IL SACCHEGGIO DEI MARI” !
L’occasione vedeva come partner assai impegnati e preoccupati ,il gruppo locale milanese di Greenpeace col supporto ufficiale dell’ufficio romano, WWF Italia, Slow Food Milano, Shark Alliance, l’associazione Verdeacqua, l’Istituto per gli Studi del Mare e ovviamente anche l’Acquario civico che oltre ad ospitare l’evento aveva offerto i propi spazi espositivi alle opere ambientaliste e d’intensa ispirazione marina dell’artista Gianni Depaoli.

“Il Saccheggio dei Mari” ebbe anche il sostegno mediatico di Lifegate Radio grazie a Paola Magni ,giornalista competente e impegnata nelle lotte ambientali (segnalo e più che mai in tema, un suo contributo sintetico e ben fatto nelle pagine web di Lifegate : “La lista del Pesce Sostenibile).
Dopo otto anni il gruppo rimane con uno zoccolo duro operativo a cui recentemente si è unito in condivisione di vedute anche Mundus Maris che opera a Bruxelles, ma la sostanza dei problemi messi in evidenza otto anni fà non è cambiata se non in peggio per quanto riguarda le risorse e la biodiversità degli ambienti acquatici!

Lo sforzo di pesca mondiale è aumentato con pratiche di cattura anche illegali, nella maggior parte distruttive,con riduzione significativa se non drammatica dei grandi predatori, come Pesci spada, Tonni e tutti gli Squali e insieme alle specie d’interesse commerciale massicciamente prelevate dai fondali o in superficie.
Le denunce costanti di associazioni ambientaliste, FAO e altre organizzazioni mondiali hanno però portato in auge almeno in Occidente un termine che appare contradditorio con la realtà delle cose… “SOSTENIBILE”.

Sostenibile avrebbe senso se l’industria della pesca mondiale facesse scelte in quella direzione, lasciando in pace gli stock in sofferenza e/o cambiando drasticamente le metodologie di cattura, magari insieme ad una azione sinergica degli stati per l’istituzione reale di aree in cui le specie abbiano possibiltà e tempo per vivere e riprodursi.
Questo non avviene, mentre le incertezze e i dubbi del consumatore vengono fatti confluire nel suggerimento / consiglio… mangia e consuma prodotti della pesca sostenibili!

In realtà la piccola pesca non sopravvive se non in rarissimi esempi legati all’attività di piccole comunità costiere di pescatori, ma che spesso oltre alle scarse risorse, devono vedersela anche con i bracconieri del mare che sicuramente non si curano della specie, della taglia, della stagionalità e del metodo di pesca.
La quota di pubblico consumatore di sea food, sensibile a questi problemi è sicuramente una minoranza, ma anche la conoscenza delle specifiche che distinguono un pescato “sostenibile”, come ciò che distingue un pescato “fresco” da quello leggermente obsolescente… ovvero la norma nei punti vendita, non sono alla portata di tutti se si vive nell’ambiente metropolitano di una grande città non costiera.

La difficoltà dei consumatori urbani di pescato è da tempo percepita da parte dei media che offrono i loro servizi a tutela di un pubblico potenzialmente ittiofago per scelta e motivi salutistici e prendendo ad es gli ultimi due anni ecco che compaiono servizi dai titoli  significativi : “Non sai che pesci prendi ” ( Altroconsumo ,maggio 2018 ) e al plurale “Non sappiamo che pesci prendere” ( La Repubblica , Food, 12 luglio 2018 ).
Fatti poi gli eventuali acquisti… i dubbi non vengono risolti e su “il Salvagente Test ” mensile dei Diritti, dei Consumi e delle Scelte ecco il servizio “Che razza di pesce portiamo in tavola” ( settembre 2016,pp 11-25 ).

In sostanza quello che emerge è che oltre alla scarsa conoscenza delle specie da acquistare ,pur volendo seguire i principi della “sostenibilità”, ciò che portiamo a casa può dare adito a dubbi sulla qualità stessa (effettiva freschezza,garanzie veterinarie, presenza di inquinanti nelle carni… plastica di varie dimensioni compresa).
I dubbi per alcuni vengono tutti risolti in fase d’acquisto dalla fiducia riposta nel venditore che ovviamente sà ben calibrare le
caratteristiche del cliente.

A Milano… può succedere che la “sciura” scenda da un SUV ed entrata nella pescheria si manifesti con un “Ambrogio… che pesce mi consiglia oggi?”. Ambrogio: “quanti siete?” La “sciura” : “mah !? quattro o cinque ” . Ambrogio : ” Ghè lu’ chi un bel pess ! Come lo fà?” La “sciura” ….” ma non sò Ambrogio … me lo dica lei … basta che me lo pulisce, anzi me lo sfiletti che mi fà un pò senso con tutte quelle squame e quel “viscido”… così poi non mi puzza il lavandino”.
Ambrogio dà la ricetta ed esegue la pulitura. La “sciura” paga e felice rivolta ad Ambrogio chiede : ” ma è fresco ? “. Ambrogio… “ceeertameente! “sciura” ! mi faccia poi sapere! “. Buongiorno e grazie!
Il dialogo sopra non è la regola, ma vuol essere emblematico di quanto detto precedentemente.

Affidarsi nei diffusi casi di scarsa competenza, esclusivamente alla fiducia riposta nel pescivendolo… non mette al riparo di deroghe ampie rispetto alla “Sostenibilità” da molti ormai evocata per la salvezza dei Mari , ma di difficile praticabilità in una grande città  come Milano che tra l’altro è ai primi posti nei volumi e consumi di prodotti della pesca.

Interessante che in realtà come questa, alcuni centri di vendita di elite si propongano con manifesti “ufficiali” di adesione a criteri rispettosi e attenti alla tutela delle risorse marine e questo può essere il caso della rete di Eataly che ha molto recentemente pubblicato una guida gratuita “Eataly ti racconta”; in 16 pagine vengono illustrate molte specifiche sui “misteri” della Sostenibilità. La guida è disponibile all’ingresso e include la gradevolissima mappa del pescato stagionale che può anche essere acquistata separatamente al costo di un euro.

Nella guida non mancano il parere del Biologo di chiara fama, come dell’esperto pescatore tutti tesi a rassicurare l’ittiofago che il marchio promuove la difesa dei Mari e della loro Biodiversità.

Non entro nei dettagli su ciò che può essere esposto al banco del “fresco”,ma già nella guida compare come specie sostenibile la Razza senza dettaglio di specie,ma che in tutti i casi è al limite di sopravvivenza in Mediterraneo e sopratutto pescata a strascico sui fondali.
Anche altre specie suggerite ,vengono prelevate strascicando i fondali e stagionalmente compaiono il Moscardino, la Canocchia e meno noti al pubblico la Tracina,il Soace e la Zanchetta.
E’ evidente che chi rivende il pescato ,non può agire in assoluto per la protezione della biodiversità e di fatto emerge un conflitto d’interesse fra l’impegno a vendere specie “sostenibili”, come da proclama tendenzialmente in linea con i criteri di Slow Fish e gli interessi commerciali che prevedono la disponibilità di Tonno rosso, Pesce spada e pesci di pregio come Orate e Dentici… mediterranei, ma provenienti spesso dalle Isole Baleari o dall’Oceano Atlantico.

Rimane comunque lodevole il tentativo di portare ad una maggior consapevolezza il cliente con buona disponibilità economica ,pur sapendo che spesso costui cede volentieri alle sue collaudate abitudini di consumare tutto ciò che è particolarmente pregiato, caro e “fresco”.
Molto diversa è la situazione che viene messa a disposizione da un grande distributore come LIDL che ha sede in Germania ,ma è molto attivo anche in Italia ,dove ha successo per prezzi da discount.
Qui la dichiarazione conclamata di “Pesce SOSTENIBILE”, contribuisci anche tu a proteggere i nostri mari” e la relativa certificazione MSC sulla quale invito a visitare il sito di Mundus maris in link col nostro BFGF, lascia veramente sbigottiti.


I “nostri mari” in realtà possono essere in Sud Africa, in area boreale ,ma sopratutto sono le Mazzancolle tropicali allevate e…. dall’impatto ambientale e antropico devastante, proposte con certificazioni “Ocean sea” e “asc” che ci lasciano a bocca aperta… ma non certo per desiderio di degustazione del prodotto.


La bocca può restare ancora aperta alla vista del “Fishburger” certificato “Ocean sea” e MSC, ma di cui è ignota la materia prima originaria ,come la sua provenienza.


Richiamo il titolo di questo contributo : “Ma i pesci che ancora abboccano …stanno in mare o son dei bipedi a terra?”, perchè qui è in atto nel parere di chi scrive, una forma di “plagio” mediatico!
Si fanno dichiarazioni di Sostenibilità supportate da certificazioni non sempre trasparenti e si vendono con prezzi attraenti prodotti che possono incontrare solo il gusto del grande pubblico fruitore per comodità e abitudine dell’industria mondiale del surgelato.

Roberto Di Lernia

 

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