C’ERA UNA VOLTA IL MARE : FINE DI UNA FAVOLA E RITORNO ALLA REALTÀ – Parte Prima

C’ERA UNA VOLTA IL MARE : FINE DI UNA FAVOLA E RITORNO ALLA REALTÀ – Parte Prima

UN MINIMO DI CONTESTUALIZZAZIONE
L’ Estate è quasi dimenticata e siamo ufficialmente nell’ Autunno con un mese di ottobre in cui BFGF sarà impegnato a diffondere la cultura del rispetto del Mare e dei suoi Abitanti.

Prima di ogni considerazione invito per chi non ne avesse avuto l’occasione a vedere su RAIplay.com il video in onda il 23 settembre su RAI 3  : “ Indovina chi viene a cena” di cui trovate sul sito un breve commento e il suggerimento per l’accesso gratuito alla visione del documentario.

Purtroppo a 10 anni da un analogo report sempre su RAI 3 …la situazione è ulteriormente peggiorata e rimane la consolidata sensazione che è molto più semplice produrre documentari/denuncia che riuscire a invertire la propensione   allo sfruttamento predatorio e senza regole  dei mari del pianeta.

Rapporti documentati  ,appelli firmati e condivisi da scienziati, biologi marini, pescatori artigianali e associazioni ambientalistiche ( Greenpeace, WWF, Sea Shepard ,Lega Ambiente..et Al ) nulla possono o quasi, contro la tendenza ormai globale all’incremento dei consumi di prodotti della pesca …con la prospettiva di un  prossimo collasso forse irreversibile della biodiversità e che tradotto signiifica risorse alimentari esaurite per tutte le popolazioni costiere del Pianeta.

Quello che capita sulla terraferma : tempeste , alluvioni, incendi, scioglimento dei Poli e dei Ghiacciai ,estinzioni dai grandi mammiferi …fino agli insetti ,costituisce un’ insieme innegabile e misurabile sia con metodologie scientifiche ,ma anche solo prestando attenzione a ciò che avviene.

Da questa presa di maggior coscienza sono nate iniziative che hanno visto in prima linea i “giovanissimi” del mondo occidentale che  son divenuti  protagonisti nel portare un’appello/atto d’accusa  disperato e rivolto alla comunità degli “adulti”, ritenuti i veri responsabili della perdita di futuro nel Pianeta che ci ospita.

La stampa legata alle lobbyes industriali ha subito coniato il termine di “gretini” per definire con sarcasmo i protagonisti della protesta , ma appare anche evidente una volonta’ astiosa  e tesa alla difesa univoca del mondo  affaristico che vede come protagonisti i propi referenti d’azienda.

Inoltre per rimediare un po’ d’autorevolezza è d’uso ormai mettere in campo il parere di “scienziati” negazionisti e la teoria dell’uso pilotato della protesta.

Nel nostro piccolo paese non può mai  mancare il parere “dotto” di “intellettuali tromboni “ ..esteti e/o filosofi che fanno appello ad una “colta capacità critica” che i giovanissimi per definizione non possono  ancora aver raggiunto  ; il messaggio è che i giovani invece di “ manifestare per il Clima”, dovrebbero star fermi in silenziosa attenzione , prendendo preziosi   appunti e “zupparsi” tutta le verità del “negazionismo” anche in opposizione alle diffuse evidenze di ciò che manifesta il nostro Pianeta .

Il “negazionismo” , contro ogni evidenza scientifica  , ha sempre tentato di coprire interessi economici e/o religiosi dei poteri conservatori  .

Nel nostro paese caratterizzato da un antiscientismo radicato, difficilmente possono nascere “Premi Nobel” per le Scienze e nei pochi casi in cui l’onorificenza è stata destinata all’Italia,  era  per la poesia o l’arte di strada, ma quasi mai per la ricerca scientifica.

Forse per tentare la via del Nobel, dovremmo puntare  sulle Arti Gastronomiche , anche se non previste e comunque nel caso, dovremmo sicuramente vedercela col popolo dei Galli e relative compagne .

Conseguentemente tutto ciò che riguarda l’accumulo di dati e prove  dell’impatto antropico (ANTROPOCENE) sugli ecosistemi naturali a iniziare dagli anni 70” dello scorso secolo e  che ha impegnato Scienziati , ricercatori di più comunità scientifiche internazionali, organismi istituzionali, come ONU e FAO, associazioni ambientaliste ,come Greenpeace, WWF e Slow Food international …., viene sminuito, negato dagli “accademici della Tromba” che normalmente dispongono però di grande visibilità mediatica

Ciò è grazie anche alla loro propensione a trattare gli argomenti con uno stile uso  “ processo calcistico del lunedì “,  facendo sì che la loro arroganza polemica, incontri stuoli di “caproni consenzienti” e amanti delle “ mattanze ideologiche “, specie  se possono acquisire informazioni di controtendenza e “ consapevolezze” di tendenza non validate ,  standosene in poltrona davanti ad uno schermo e coi piedi infilati in “comode ciabatte”.

Personalmente ritengo di essere storicamente schierato dalla parte dell’ambientalismo , ma senza raccontare la mia personale esperienza in merito , desidero sottoporre due punti che ritengo cruciali nel dibattito che le manifestazioni recentissime hanno promosso con ampie sincronie  e su grande scala geografica :

  • La dimensione della scala è quella del Mondo Occidentale … e mancano all’appello paesi come la Cina, l’India e il Mondo islamico dove quest’ultimo per motivi igienico/climatici   …poi acquisiti a pieno titolo  in un rigido contesto religioso, non si è mai concesso la “degustazione” della  carne  di Suino.

Il severo precetto , alla luce delle emissioni di CO2, origina involontariamente un virtuoso  comportamento ecologico ,ma  in luoghi che comunque e da sempre non sono vocati all’allevamento del Porcello.

Come noto questo problema in Cina non si pone del tutto….,ma il dato su cui riflettere è che stiamo citando paesi che approssimativamente valgono almeno quattro miliardi di umani ; senza dimenticare l’Africa sistematicamente depredata di risorse alimentari in Terra e in Mare o il Sud America dove in Brasile il presidente Bolsonaro dichiara “ L’Amazzonia è mia e me la brucio io !

La deforestazione amazzonica è anche strettamente correlata alla produzione di  “ciccia di Zebu’ “ alimentati a Soia ogm e da esportare ovviamente in Occidente e magari per finire lavorata come “Bresaola” della Valtellina!

  • Tutto ciò riguarda la terraferma…ma il Mare e gli Oceani?

Quello che succede nel mondo acquatico è molto meno visibile e ogni paese peschereccio fa’ quello che vuole in tutta la gamma di comportamenti : dalla pesca illegale e/o industriale, utilizzando megapescherecci con impatto devastante …fino  alle micro-dimensioni dell’attrezzatura per la pesca artigianale e che vede chi la pratica sempre più in difficoltà!

E le Aree marine protette diffuse nel Pianeta e per far sì che le specie in sofferenza abbiano qualche possibilità di ripresa?

Sono una percentuale insignificante e comunque di difficile gestione.

Che strumenti abbiamo per renderci conto di ciò ?

Bè da tempo suggeriamo e proponiamo visite nei punti vendita del pescato che arriva nelle città e ciò per generare una consapevolezza che attualmente è assai meno diffusa rispetto ai  problemi posti dalla percezione che in media si ha sui Cambiamenti Climatici!

“Infatti solo la consapevolezza dei singoli sullo spreco di risorse marine, anche per soddisfare nuove mode di consumo, può ridurre gli effetti disastrosi della sovrapesca.
L’Occidente come detto, è solo una parte dell’umanità ,ma per la sua ricchezza e potere economico è anche assai impattante sulle risorse marine!
Cominciamo noi a consumare meno vita marina e magari poi riusciremo a dare un’ esempio più rispettoso dell’ambiente anche ai temibili competitori per le risorse, come i cinesi, i coreani e i tailandesi!
Utopia? Forse, ma è l’unica possibilità che ci rimane”.

La seconda parte di questo contributo autunnale tentera’ di essere coerente col  tema proposto, attraverso brevi note e immagini in prevalenza dedicate ad organismi del nostro Mar Mediterraneo.

L’area  d’ osservazione è ristretta ad una porzione  del Peloponneso dove una terra arida a” macchia mediterranea” e  il mare si fondono nel blu’ del cielo e di acque trasparentissime.

Quanto avete letto fin’ora vuole essere premessa e spunto per le considerazioni che vi verranno offerte nella seconda parte, dove nonostante una natura apparentemente incontaminata e selvaggia,emergono anche segnali allarmanti di tropicalizzazione e in un contesto dove l’umano non rinuncia mai a considerare gli organismi marini come “oggetti di cui servirsi” senza mai chiedersi se esiste un limite alle propie azioni.

 

Fine Prima Parte

Roberto Di Lernia

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