Giornata mondiale degli oceani: prendiamoci cura del mare

Giornata mondiale degli oceani: prendiamoci cura del mare

La Giornata mondiale degli oceani è stata istituita dall’Onu nel 1992 per sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato critico dell’ambiente marino, evidenziare il loro profondo legame con la nostra vita quotidiana e ispirare azioni per proteggere e utilizzare le risorse marine in modo sostenibile. Quando parliamo degli oceani e della loro protezione, tendiamo a pensare innanzitutto alle balene, agli squali, alle barriere coralline o al declino delle specie ittiche commerciali. Tuttavia, spesso dimentichiamo le cosiddette “verdure” del mare, in termini biologici – le alghe. Si tratta di organismi che lo specialista francese del plancton e membro attivo della rete di Slow Fish, Pierre Mollo, chiama “il piccolo popolo dei mari”. Sono stati e sono tuttora la chiave di volta per la salute degli oceani e per quella dell’uomo.

Dal mare al terreno

Tutto ciò che vediamo sulla terraferma è partito dal mare. Circa 3,5 miliardi di anni fa, minuscole alghe blu (fitoplancton) iniziarono a catturare la luce del sole utilizzando la loro clorofilla per produrre il proprio tessuto vegetale (i loro zuccheri). Nel fare questo, consumano composti minerali come ferro o zolfo. Di conseguenza, l’anidride carbonica disciolta nell’acqua in seguito a questa reazione genera un residuo: l’ossigeno. Queste alghe microscopiche hanno completamente rivoluzionato il pianeta. Si stima che le alghe producano circa la metà dell’ossigeno del mondo. Ma non basta: le macro-alghe o alghe marine sono i principali produttori degli ecosistemi oceanici costieri. La stupefacente e meravigliosa biodiversità dell’oceano, dagli invertebrati ai crostacei, dalle tartarughe alle grandi orche, così come i pesci e le altre specie da cui dipendiamo per il cibo, nonché le funzioni di regolazione del clima degli oceani, tutto ciò, in gran parte, dipende dalle alghe.

Ci sono circa 25 000 specie di alghe nel mondo, di cui circa 160 commestibili. Le alghe sono per convenzione organizzate in quattro gruppi di colore: verde, rosso, marrone e blu. Le loro dimensioni variano notevolmente, andando dal microscopico (fitoplancton) a diversi metri di lunghezza (kelps). Le più conosciute sono le alghe marine, chiamate anche “vegetali di mare”. Da millenni, nelle culture di tutto il mondo, sono apprezzate come alimento sano e per i loro effetti curativi. Gli egiziani combattevano l’acne con la Posidonia oceanica, la stessa alga usata da Papa Giulio III per imbottire il materasso al fine di tenere lontane le cimici dei letti. Le praterie di posidonia sono inoltre essenziali per la pesca costiera, poiché i pesci vi nascondono le loro uova.

Sulle coste del Perù, l’alga rossa nota come yuyo (Chondracanthus chamissoi) viene essiccata e poi venduta nelle regioni interne, dove si usa come ingrediente delle zuppe. Essendo ricca di iodio, contribuisce alla prevenzione del gozzo endemico, un rimedio conosciuto già ai tempi degli Incas e utilizzato ancora oggi. Gli aborigeni che si arrampicavano sulle Ande portavano al collo una piccola borsa di pelle con alghe marine, per avere a disposizione un concentrato di energia. E i loro vicini cileni facevano lo stesso con Porphyra columbina o lou-tché de Chiloé.

In Gran Bretagna, le alghe marine sono state utilizzate nei mercati e nelle cucine fin dal Medioevo. Nel Galles, il laver bread (in gallese, Bara Lawr: cottura prolungata delle alghe) veniva usato per fare biscotti, immersi nella farina d’avena e cotti nella pancetta di maiale. Oggi il pane di alghe è conosciuto anche in Danimarca. All’inizio del XX secolo i mercanti irlandesi vendevano per strada coni dolci disidratati di Palmaria palmata da mangiare per strada. L’Asia, tuttavia, è senza dubbio il continente dove più si mangiano le alghe marine. Nonostante le “verdure di mare” crescano lungo le coste rocciose di tutto il mondo, è indubitabile che esse sono un ingrediente chiave della cucina giapponese, coreana e cinese. I giapponesi da soli consumano cinque chili di alghe marine essiccate all’anno.

Benefici nutrizionali delle alghe marine

Le alghe marine accumulano un vero e proprio tesoro di elementi nutrizionali benefici nei loro tessuti. Contengono molti minerali e alcuni di essi, come il calcio, il magnesio, il ferro, il fosforo, il potassio o lo iodio, se mangiate in dosi sufficienti possono coprire una percentuale molto grande della dose giornaliera raccomandata. Forniscono una grande varietà e quantità di vitamine: A e C, ma anche diversi tipi di vitamina B, così scarsa e necessaria al giorno d’oggi. Alcune sono molto ricche di proteine, quindi ampiamente utilizzate nelle diete povere di proteine animali. Sono anche ricchi di fibre e fitocolidi, sostanze che favoriscono la mobilità intestinale.

Come dice Amanda Swinimer, biologa marina e raccoglitrice di alghe marine sull’isola di Vancouver, membro della rete di Slow Fish in Canada, le alghe hanno un incredibile potenziale per la salute umana perché contengono composti unici che non si trovano da nessun’altra parte in natura. Molte di loro sono ricercate per i loro potenziali benefici per la salute – nel trattamento del cancro e nella prevenzione delle malattie croniche.

Benefici per l’ambiente e il clima

Le alghe marine svolgono anche un altro ruolo importante. Si sono dimostrate utili per ridurre i gas serra. L’aggiunta di una piccola quantità di alghe marine all’alimentazione di mucche e pecore può ridurre la loro produzione di metano fino al 91%. Le alghe marine sono anche utilizzate per creare biocarburanti, compreso quello per i reattori, riducendo la necessità di combustibili fossili. In un mondo in cui la terra coltivabile e il suolo sano si stanno rapidamente esaurendo, le alghe marine sono una fonte alimentare importante e vitale, con un grande potenziale per nutrire molte persone. Le alghe marine possono crescere senza bisogno di acqua dolce o fertilizzanti e sfruttando le acque reflue inquinate del deflusso agricolo. Come avviene sulle spiagge bretoni di Saint Brieuc: l’alga verde conosciuta come lattuga di mare (Ulva lactuca) prolifera a causa dell’agricoltura intensiva. Attraverso i fiumi, i nitrati raggiungono il mare, servono come cibo per le alghe e le fanno crescere, fino a che fermentano e il loro cattivo odore si spande per chilometri e chilometri. I frequentatori delle spiagge si lamentano, ma in realtà la crescita delle alghe aiuta a rimuovere l’alta concentrazione di nitrati dall’acqua.

Paula Barbeito
p.barbeito@slowfood.i

Traduzione di Paola Nano
p.nano@slowfood.it

Fonti:
Oscar Caballero. Océanos, peces, platos. Una historia cultural del mar. Editado por Arpa Ideas, marzo 2018. ISBN: 978-84-16601-63-9
Pierre Mollo, Anne Noury. Manuel du plancton. Éditions Charles Léopold Mayer, 2013. ISBN 978-2-84377-173-6

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