TRE MESI DI LOCKDOWN NON BASTANO A MADRE NATURA

TRE MESI DI LOCKDOWN NON BASTANO A MADRE NATURA

Raccomando la lettura di questo contributo scritto con amore e competenza dall’amico Emilio Mancuso biologo di ISM e da sempre impegnato attivamente in Mediterraneo e Oceano Indiano in esplorazioni e ricerche su gli organismi marini che abitano le residue oasi di biodiversità ” intatta ” o poco compromessa. Le sue considerazioni sul periodo di lockdown ci invitano a riflettere su come …poco sia cambiato e come moltissimo rimane sempre da fare ,se abbiamo a cuore la vita e il futuro degli ambienti marini. Il peggio non è passato e bisogna comunque agire con grande energia per il Futuro.

Buona lettura, Roberto Di Lernia.

In tanti si stanno chiedendo cosa stia succedendo nel nostro mare, nel regno del silenzio, ora che da quasi due mesi “sembra che il mondo si sia fermato”.

In tanti bramano, e io che vi sto scrivendo ammetto che sogno il mare ormai da tante notti, di tornare in acqua e di vedere quanto il mare sia rinato.Indubbiamente la curiosità c’è e credo sia alimentata anche dalla tanta passione per il mare e dalla grande astinenza da mare che noi tutti abbiamo; ci sono poi notizie da vari media che ci parlano di una serie di avvistamenti “eccezionali” che sembrano proprio dirci che, non sono in Mediterraneo ma nel nostro intero pianeta tra mari forse, la natura si stia riprendendo spazio.

La Natura, e i nostri mari in primissimo luogo, ci lasciano sempre a bocca aperta per le grandi capacità di recupero, per la grande resilienza che pone le sue fondamenta nella biodiversità di questi ecosistemi; ma la stessa Natura ci insegna che un problema molto complesso non si può risolvere con una soluzione troppo semplice. E per quanto io sia ottimista patologico, e per quanto noi tutti in questo momento abbiamo grande bisogno di ottimismo, è poco verosimile che tanti anni di rapporto profondamente sbagliato col nostro mare possano essere azzerati da un paio di mesi in cui, ribadisco, “sembra che il mondo si sia fermato”.

Perdonerete il virgolettato, ma cercando di capire un po’ più a fondo cosa sta succedendo e che cosa dovremmo fare quanto potremmo anche noi tornare a godere del nostro mare, va detto in primis che a questa nostra clausura non corrisponde il blocco del nostro pianeta, e soprattutto non corrisponde il blocco delle attività umane a mare. La via sotto casa è più pacifica, il parco è chiuso e persino le grandi città sono diventate più silenziose…ma in questo stesso momento milioni di tonnellate di merci stanno solcando i mari del mondo a bordo di migliaia di navi, le attività estrattive continuano e la pesca industriale continua.

La nostra percezione del mondo che si ferma, in mare probabilmente corrisponde a una diminuzione delle attività antropiche costiere: noi non stiamo facendo immersioni, la piccola pesca artigianale qualcosa ha rallentato perché la distribuzione locale qualche diminuzione l’ha avuta, c’è stato uno stop alla nautica da diporto e sicuramente sono indietro sui lavori (e con non poche preoccupazioni) tutti quelli del comparto legato al turismo costiero estivo. Il mondo intorno a noi non si è fermato, ma ha soltanto abbassato un po’ il rumore di fondo e la pressione sugli ambienti costieri.

Sicuramente questo non dispiacerà al nostro mare, soprattutto in un periodo come la primavera che in un mare stagionale come il Mediterraneo è un’importante momento di rinascita; ma se solo un paio di mesi ridotto stress antropico bastassero a risanare tanti e tanti anni di costante impatto: sarebbe da applicarlo almeno ogni quattro anni come le olimpiadi per sanare totalmente la situazione e riportarci a un mare “pre-rivoluzione industriale”.

Spero questo passaggio sia riuscito a stimolare la riflessione su come una situazione così complessa come quella che uomo e mare vivono ormai da troppe decine di anni, non possa essere risolta così semplicemente con quello che solo apparentemente è mondo che si ferma.

Anche sulle tante notizie che inondano i media, circa la natura che si sta riconquistando il mondo, vi invito a riflettere. In primis leggete bene e sinceratevi sempre che la notizia che vi arriva sia fondata: negli ultimi tre giorni a me è arrivato lo stesso video di due delfini in un porto, in una giornata nuvolosa mentre sopra l’Italia c’era un meraviglioso sole, e quello era il porto di Ischia la prima volta, il porto di Lavagna la seconda volta…un porto in Sardegna nell’ultimo invio.

Anche se in buona fede, anche se dettate dalla speranza e dalla nostra necessità di sapere che la “natura buona vince sempre”, le famose fake news rischiano di fare danni o quantomeno di confonderci. Anche per quelle notizie vere, circostanziate e confermate, di avvistamenti particolari il punto da sottolineare è che questi organismi già da tempo manifestano la loro presenza e insistenza vicino ad attività umane. Questo ben prima del lockdown, questo da quanto la capacità di adattarsi di alcuni animali ci ha fatto sorprendere nel vederli vicino alle dighe foranee, agli allevamenti di pesce o lungo le rotte commerciali; e avrebbe dovuto farci capire che mentre noi modificavamo interi ecosistemi sottraendo spazio e risorse, alcuni organismi sono stati costretti ad adattarsi e abbastanza smart da trovare risorse in quello ci lasciavamo alle spalle. La visione romantica del tursiope amico dell’uomo spesso nasconde un tursiope ormai poco performante che sfrutta una situazione anomala per trovare più facilmente più cibo e meno competitori.

Ciò non toglie che alcuni incontri possano essere delle volte realmente straordinari, ma questo non deve far si che il nostro bisogno di una visione romantica della natura ci distolga da quelle che sono le nostre responsabilità e quello che veramente dobbiamo mettere in campo i favore di un rapporto più equilibrato con la natura.

Sono state avvistate verdesche sotto costa, balenottere nello stretto di Messina e al largo dell’Elba, e questo ci ricorda “solo” quanto meravigliosamente ricco sia il Mediterraneo, e quanto poco sia bastato per vederlo: un po’ di silenzio, un ritmo un po’ più lento e una stagione cruciale come la primavera in cui le balenottere dal canale di Sicilia tornano verso l’alto ligure, o in cui le giovani verdesche vengono sotto costa in cerca di cibo.

Questo nostra clausura finirà, si modificherà e torneremo a una nuova quotidianità; il più ottimistico dei pensieri con cui chiudo è che noi tutti si sia imparato un po’ meglio che dalla mala gestione delle risorse naturali arrivano problemi che riguardano la nostra salute, la nostra economia e la nostra quotidianità. Che si sia imparato un po’ meglio che il nostro mare ha delle incredibili potenzialità e capacità di resilienza, ma ha bisogno di un rapporto più equilibrato. Torneremo a metter le bombole in spalla, io personalmente non vedo l’ora ma mi sono ripromesso di tornarci lasciando per il primo tuffo la macchina fotografica al diving per scendere in acqua con retino e guanti per raccogliere quante più schifezze possibile, per ringraziare il mare per averci aspettato e per averi reso più sopportabile questa clausura anche solo con il ricordo delle tante meraviglie che ci ha sempre donato. Non posso che invitarvi a fare lo stesso, e col secondo tuffo macchie fotografiche in mano a cercare di capire quanto si è rilassato il mare sotto costa in un paio di mesi di “primavera silenziosa”.

Foto e Testo di Emilio Mancuso, biologo marino, Istituto per gli Studi sul Mare c/o Verdeacqua s.c.s. Impresa Sociale

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